
Troppo neri per vivere con i bianchi…
troppo bianchi per essere allevati da una mamma nera.
Unica alternativa, a parte i pochi “fortunati” adottati come inservienti da famiglie bianche “perbene”, lo squallore e la violenza di oscuri e lontani orfanotrofi.
Fu questo il destino delle centinaia e centinaia di bambini nati da donne aborigene la cui grande colpa fu quella di giacere, quasi mai per amore, con uomini bianchi che, sperduti in una terra ostile e selvaggia, cercavano qualche emozione o anche un po’ di calore per alleviare le loro dure e spesso sofferte vite di pionieri in frontiere sempre più nuove e sempre più lontane.
Un destino segnato da una legge dello Stato emanata intorno al 1920 ed abolita definitivamente soltanto nella prima metà degli anni 70.
Tutti i bambini che avevano anche una sola goccia di sangue bianco nelle vene, ma a volte anche bambini completamente aborigeni, furono sistematicamente strappati alle loro famiglie d’origine per ricevere una “educazione” che li allontanasse il più possibile dalle loro tradizioni tribali. L’educazione “britannica”, della quale i bianchi australiani andavano tanto orgogliosi, era impartita con la violenza, con le privazioni, con la sofferenza in lontanissimi istituti gestiti da religiosi.
Tra le pareti di quegli istituti, le violenze fisiche e psicologiche erano all’ordine del giorno e nessuno ne parlava, nessuno aveva il coraggio di denunciare. Tutto si consumava nel più assoluto silenzio del mondo.
Secondo i disegni del governo australiano, tale politica avrebbe, nel tempo, garantito la cancellazione totale della cultura aborigena mediante l’assimilazione forzata a quella dei bianchi. Una volta usciti da quegli istituti, ad attenderli c’era solo la fatica del lavoro duro alle dipendenze dei ricchi possidenti e una vita priva di prospettive. [*]
E’ di ieri la notizia che il Governo australiano ha inteso impegnarsi a presentare “scuse formali” alle vittime della pratica politica che gli aborigeni ricordano tristemente con il nome di “generazione rubata”.
Nello stesso tempo però viene prontamente e fermamente esclusa ogni ipotesi di un eventuale risarcimento economico ai 13.000 aborigeni oggetto di questa violenza.
In buona sostanza si preannuncia un gran bel discorso di cui è possibile anticipare alcuni salienti passaggi:
Quando mettemmo piede su questa terra eravate in 2 milioni, oggi non siete più di 300mila… pardon!
Per quasi due secoli vi abbiamo privati della dignità di esseri umani (ancora negli anni ’60 lo status giuridico dei discendenti aborigeni ricadeva nelle leggi di «protezione della flora e della fauna»)… sorry!
Troppo spesso abbiamo violentato le vostre mamme, Ops!
Vi abbiamo impedito perfino di poter ricordare che faccia avessero le vostre mamme; vi abbiamo rinchiuso in istituti ed orfanotrofi e abbiamo stuprato il 90 per cento delle ragazze che fuggivano da lì…
ma ora intendiamo formalmente scusarci.
E mannaggia al diavoletto che ci ha fatto li-ti-gar!