23 gennaio 2008

Ombre

La storia che segue non ha mai trovato ospitalità sui libri di “storia”. Nessuno storico ha mai voluto assumersi l’onere di raccontarla. Mai nessun libro, resoconto o pubblicazione a tutt’oggi ne ha approfondito le dinamiche, le responsabilità, neanche laddove si fossero trattati argomenti analoghi.

Solo poche tracce giunte fino a noi attraverso articoli e citazioni sparse che dobbiamo unicamente alla caparbietà di pochi ricercatori, ai reperti rinvenuti nel luogo degli avvenimenti, ai racconti tramandati secondo la tradizione orale ai discendenti delle vittime.

Vittime deliberatamente dimenticate come la storia che le ha rese tali. Neanche una targa o un cartello ad indicare il luogo di quel primordiale olocausto di 37 uomini, 90 donne e 50 bambini trucidati “per errore”.


All’origine dei fatti vi fu un furto di cavalli ad un commerciante del Montana. Del furto venne incolpato un guerriero Piedi neri di nome Owl Child che affermava essersi appropriato dei cavalli come risarcimento di un debito mai estinto. Ciò non bastò a evitargli l’esemplare punizione che il commerciante e suo figlio vollero personalmente infliggergli : frustato brutalmente davanti ai suoi compagni. Un affronto intollerabile per un guerriero; tant’è che ben presto il suo orgoglio ferito lo indusse a vendicare l’umiliazione subita: il commerciante venne ucciso e suo figlio ferito gravemente.

L'esercito degli Stati Uniti, anche per rispondere alla richieste di intervento dei coloni americani, ordinò quindi alla Confederazione delle tribù indiane dei Piedi Neri che Owl Child venisse a sua volta ucciso e che il corpo fosse riconsegnato entro due settimane.

Ciò nonostante Owl Child trovò rifugio e protezione presso la banda guidata da Mountain Chief, un gruppo ostile alla colonizzazione dei bianchi e abituato a difendere in battaglia il diritto di vivere liberamente nella propria terra.

A quel punto fu prontamente organizzata una spedizione punitiva sotto il comando del Maggiore Eugene Baker. Alcune guide indiane, che avevano il compito di seguire le tracce della banda di Mountain Chief, localizzarono ben presto il suo accampamento nei pressi del fiume Marias (così chiamato dal suo “scopritore” capitano Lewis).

Domenica 23 Gennaio 1870, poco prima dell’alba, era già tutto predisposto: il maggiore Baker impartiva le ultime consegne per l’imminente attacco che si sarebbe avvalso di ben quattro compagnie di cavalleria, 55 soldati di fanteria a cavallo, e un’intera compagnia di fanteria.

L’accampamento era irrimediabilmente circondato ed i suoi guerrieri non si trovavano là a difenderlo: erano ancora a caccia.

Non appena cominciò ad albeggiare Joe Kipp dovette verosimilmente strabuzzare gli occhi; era uno degli scout che avevano guidato l’esercito all’accampamento. Fino a quel momento l’oscurità della notte gli aveva nascosto il tragico errore/orrore che stava per compiersi: quei colori, quei disegni sulle tende, erano inequivocabili segni di appartenenza ad un gruppo di indiani che nulla aveva a che fare con Mountain Chief né con il ricercato. Si trattava invece dei pacifici Piedi Neri guidati dal capo Heavy Runner che appena 23 giorni prima aveva sottoscritto un accordo con l’esercito.

Joe Kipp corse dunque ad avvisare Baker il quale non si scompose: erano pur sempre indiani Piedi Neri e per lui non faceva differenza a quale gruppo appartenessero; in passato o in futuro qualche colpa da pagare senz’altro ci sarebbe stata. Impose quindi il silenzio ed impartì l’ordine di uccidere Kipp se solo avesse provato ad informare il nemico.

I pacifici Indiani vennero quindi attaccati di sorpresa e senza alcuna possibilità di difendersi.

Lo stesso capo Heavy Runner venne freddato da un colpo di arma da fuoco mentre accorreva dalla sua tenda urlando di fermarsi; in una mano sventolava l’accordo sottoscritto pochi giorni prima e nell’altra la bandiera americana che aveva ricevuto in segno di protezione da parte dell’esercito.

Le tende vennero bruciate insieme ai loro occupanti, così anche le riserve di cibo. I proiettili dei fucili erano talmente grandi e potenti da trapassare i corpi delle donne e colpire i bambini che intendevano proteggere.

I numeri di quell’orrore, (mis)conosciuto come il Massacro di Marias River (o di Baker), sono impressionanti: 37 uomini, 90 donne e 50 bambini morti. A questi si aggiungono altri 140, tra donne e bambini, prima catturati come prigionieri e poi abbandonati al gelo invernale, senza rifugio, senza cibo e soprattutto senza possibilità alcuna di sopravvivere. Baker dichiarò in seguito di averli “rilasciati indenni”; in realtà aveva saputo che erano ammalati di vaiolo e quindi se ne sbarazzò senza tanti scrupoli.

Caduti dell’esercito: 1.

Questo è tutto ciò che resta di una storia di cui non si ha memoria.

Non è un caso che io abbia scelto come immagine di apertura per questo post un collage realizzato dai bambini ebrei che furono reclusi a Terezin, così come non è casuale la mia decisione di trattare una storia pressoché sconosciuta mentre fervono i preparativi per la celebrazione della Giornata della Memoria.

No, non è certamente un caso...

Anne D. Dutlinger, nella prefazione del libro "Art, Music and Education as Strategies for Survival. Theresienstadt 1941-45", rileva l’impressionante similarità tra i collages fatti dai bambini ebrei prigionieri nel campo di Terezin e i disegni sui quaderni a righe, che i bianchi usavano per la contabilità, fatti dagli indiani prigionieri nei forti negli anni Settanta dell’Ottocento. Circostanze diverse, identico impatto sullo spirito e sull’animo. Queste sono le ombre della Storia. Sono ombre americane, ruandesi, cecene, ex-Jugoslave. Sono ombre di popoli. Ombre di etnie. Sono persone diventate ombre perché perseguitate da altre persone in nome di una guerra che è innescata da motivi diversi ma è sempre la stessa. E il suo nome è follia. [*]

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3 commenti:

Loreanne ha detto...

In effetti è una storia molto poco conosciuta e "fuori dai canoni" della cronaca e dello scalpore:
ma per questo, per quel che mi riguarda,
così preziosa.

Anonimo ha detto...

mi dispiace tanto..questa storia e' orribile..certe persone nn meritano di essere chiamate esseri umani..

anecòico ha detto...

la banalità del male che affligge tanti uomini non finirà mai di stupirmi :(

complimenti per il post, molto serio e documentato

un abbraccio

anecòico