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23 gennaio 2008

Ombre

La storia che segue non ha mai trovato ospitalità sui libri di “storia”. Nessuno storico ha mai voluto assumersi l’onere di raccontarla. Mai nessun libro, resoconto o pubblicazione a tutt’oggi ne ha approfondito le dinamiche, le responsabilità, neanche laddove si fossero trattati argomenti analoghi.

Solo poche tracce giunte fino a noi attraverso articoli e citazioni sparse che dobbiamo unicamente alla caparbietà di pochi ricercatori, ai reperti rinvenuti nel luogo degli avvenimenti, ai racconti tramandati secondo la tradizione orale ai discendenti delle vittime.

Vittime deliberatamente dimenticate come la storia che le ha rese tali. Neanche una targa o un cartello ad indicare il luogo di quel primordiale olocausto di 37 uomini, 90 donne e 50 bambini trucidati “per errore”.


All’origine dei fatti vi fu un furto di cavalli ad un commerciante del Montana. Del furto venne incolpato un guerriero Piedi neri di nome Owl Child che affermava essersi appropriato dei cavalli come risarcimento di un debito mai estinto. Ciò non bastò a evitargli l’esemplare punizione che il commerciante e suo figlio vollero personalmente infliggergli : frustato brutalmente davanti ai suoi compagni. Un affronto intollerabile per un guerriero; tant’è che ben presto il suo orgoglio ferito lo indusse a vendicare l’umiliazione subita: il commerciante venne ucciso e suo figlio ferito gravemente.

L'esercito degli Stati Uniti, anche per rispondere alla richieste di intervento dei coloni americani, ordinò quindi alla Confederazione delle tribù indiane dei Piedi Neri che Owl Child venisse a sua volta ucciso e che il corpo fosse riconsegnato entro due settimane.

Ciò nonostante Owl Child trovò rifugio e protezione presso la banda guidata da Mountain Chief, un gruppo ostile alla colonizzazione dei bianchi e abituato a difendere in battaglia il diritto di vivere liberamente nella propria terra.

A quel punto fu prontamente organizzata una spedizione punitiva sotto il comando del Maggiore Eugene Baker. Alcune guide indiane, che avevano il compito di seguire le tracce della banda di Mountain Chief, localizzarono ben presto il suo accampamento nei pressi del fiume Marias (così chiamato dal suo “scopritore” capitano Lewis).

Domenica 23 Gennaio 1870, poco prima dell’alba, era già tutto predisposto: il maggiore Baker impartiva le ultime consegne per l’imminente attacco che si sarebbe avvalso di ben quattro compagnie di cavalleria, 55 soldati di fanteria a cavallo, e un’intera compagnia di fanteria.

L’accampamento era irrimediabilmente circondato ed i suoi guerrieri non si trovavano là a difenderlo: erano ancora a caccia.

Non appena cominciò ad albeggiare Joe Kipp dovette verosimilmente strabuzzare gli occhi; era uno degli scout che avevano guidato l’esercito all’accampamento. Fino a quel momento l’oscurità della notte gli aveva nascosto il tragico errore/orrore che stava per compiersi: quei colori, quei disegni sulle tende, erano inequivocabili segni di appartenenza ad un gruppo di indiani che nulla aveva a che fare con Mountain Chief né con il ricercato. Si trattava invece dei pacifici Piedi Neri guidati dal capo Heavy Runner che appena 23 giorni prima aveva sottoscritto un accordo con l’esercito.

Joe Kipp corse dunque ad avvisare Baker il quale non si scompose: erano pur sempre indiani Piedi Neri e per lui non faceva differenza a quale gruppo appartenessero; in passato o in futuro qualche colpa da pagare senz’altro ci sarebbe stata. Impose quindi il silenzio ed impartì l’ordine di uccidere Kipp se solo avesse provato ad informare il nemico.

I pacifici Indiani vennero quindi attaccati di sorpresa e senza alcuna possibilità di difendersi.

Lo stesso capo Heavy Runner venne freddato da un colpo di arma da fuoco mentre accorreva dalla sua tenda urlando di fermarsi; in una mano sventolava l’accordo sottoscritto pochi giorni prima e nell’altra la bandiera americana che aveva ricevuto in segno di protezione da parte dell’esercito.

Le tende vennero bruciate insieme ai loro occupanti, così anche le riserve di cibo. I proiettili dei fucili erano talmente grandi e potenti da trapassare i corpi delle donne e colpire i bambini che intendevano proteggere.

I numeri di quell’orrore, (mis)conosciuto come il Massacro di Marias River (o di Baker), sono impressionanti: 37 uomini, 90 donne e 50 bambini morti. A questi si aggiungono altri 140, tra donne e bambini, prima catturati come prigionieri e poi abbandonati al gelo invernale, senza rifugio, senza cibo e soprattutto senza possibilità alcuna di sopravvivere. Baker dichiarò in seguito di averli “rilasciati indenni”; in realtà aveva saputo che erano ammalati di vaiolo e quindi se ne sbarazzò senza tanti scrupoli.

Caduti dell’esercito: 1.

Questo è tutto ciò che resta di una storia di cui non si ha memoria.

Non è un caso che io abbia scelto come immagine di apertura per questo post un collage realizzato dai bambini ebrei che furono reclusi a Terezin, così come non è casuale la mia decisione di trattare una storia pressoché sconosciuta mentre fervono i preparativi per la celebrazione della Giornata della Memoria.

No, non è certamente un caso...

Anne D. Dutlinger, nella prefazione del libro "Art, Music and Education as Strategies for Survival. Theresienstadt 1941-45", rileva l’impressionante similarità tra i collages fatti dai bambini ebrei prigionieri nel campo di Terezin e i disegni sui quaderni a righe, che i bianchi usavano per la contabilità, fatti dagli indiani prigionieri nei forti negli anni Settanta dell’Ottocento. Circostanze diverse, identico impatto sullo spirito e sull’animo. Queste sono le ombre della Storia. Sono ombre americane, ruandesi, cecene, ex-Jugoslave. Sono ombre di popoli. Ombre di etnie. Sono persone diventate ombre perché perseguitate da altre persone in nome di una guerra che è innescata da motivi diversi ma è sempre la stessa. E il suo nome è follia. [*]

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5 gennaio 2008

Saldi, corsa agli sconti per le famiglie


Roma, 5 gennaio

Saldi: Corsa agli sconti per il 57% delle famiglie.
Spenderanno complessivamente quasi 5mld (Apcom)


Foto: Tony Karumba
Kenya Elections Violence. A man flees from the violence with his children.

31 dicembre 2007

il migliore del 2007, per un migliore 2008: 10 anni contro le mine


In adesione all'iniziativa promossa da Riccardo ho deciso di riproporre il post che segue.
Non so se davvero è il 'migliore' del 2007, di sicuro mi sembra il più adatto alla circostanza: anche qui si pretende di dover festeggiare... sempre e comunque...

Le mine sono state definite "I Soldati Perfetti": costa pochissimo costruirle e non richiedono manutenzione. Una volta posizionate montano di guardia per sempre, non si lamentano mai, non dormono mai, non hanno bisogno di cibo, acqua, medicine. Ma soprattutto sono infallibili: non mancano mai il loro bersaglio, la loro vittima.
Dal sito web "The perfect soldier"

Festeggiato oggi a Ottawa in forma solenne il X anniversario della firma del Trattato per la messa al bando delle mine antiuomo, noto anche con il nome della città canadese che il 3 dicembre del 1997 ospitò i delegati dei 122 stati che per primi aderirono. Da allora le adesioni sono passate a 156 e dei 39 che ancora non hanno firmato soltanto due stati (Russia e Myanmar) hanno continuato utilizzare le mine a scopo bellico. A non aver aderito sono, tra gli altri, Stati Uniti («Gli Stati Uniti non parteciperanno al trattato perché ciò comporterebbe per noi la rinuncia a un potenziale militare necessario»), Cina, India e Pakistan. Misna

Da allora il numero delle vittime accertate e' calato in tutto il mondo, ma purtroppo il problema è tuttaltro che risolto. Il lento ma progressivo processo di sminamento (nel 2005 sono stati bonificati 350 mila chilometri quadrati) non basta ad evitare le cifre a 4 zeri nel rendiconto annuale delle vittime, e il prezzo più alto come al solito lo pagano i bambini.

Queste armi sono talmente piccole, colorate e dalle forme così bizzarre da risultare irresistibili agli occhi di un bambino. Spesso è anche l'ultima cosa che riescono a vedere. Giocattoli micidiali che pagano chi con una gamba, chi con un braccio, un occhio, spesso entrambi, mentre l'udito è quasi sempre compromesso... e tutto questo quando va bene, già, perchè l’85% dei bambini feriti dalle mine muore prima di riuscire a raggiungere l'ospedale, e in molti casi, i ferimenti avvengono molto lontano da casa, senza che né i genitori né parenti possano sentire le loro urla... figuriamoci noi.

Nel frattempo, negli arsenali di potenze militari come Usa, Russia e Cina rimangano enormi quantità di mine, rispettivamente 10,4 milioni per gli Usa, 26,5 per la Russia e 110 (stimate) per la Cina.

L'Italia invece continua a tagliare le risorse destinate al fondo per lo Sminamento Umanitario istituito con la legge 58 del 2001. Una tendenza non dell’ultima ora, come dimostra il taglio del 50% al fondo negli ultimi tre anni: una politica avviata dal governo Berlusconi ma che non ha visto con il centro-sinistra inversioni di tendenza.

Infine, mentre alcune indagini poco confortanti riferiscono che agli attuali ritmi per sminare completamente l'Afganistan occorrerebbero circa 4.300 anni, giova ricordare che oltre alle mine antiuomo esistono altri strumenti di morte disseminati un po' ovunque nel mondo: vi sarebbero infatti ancora 440 milioni di cluster bomb (bombe che si frammentano in centinaia di altre piccole bombe) pronte ad esplodere nei territori di 24 Paesi nei quali la popolazione civile è costretta consapevolmente ad accedere per necessità.

Le cluster bomb sono una tragica "dimenticanza" del Trattato di Ottawa.

Insomma, 10 anni sono trascorsi, ma fin quando anche un solo bambino rischierà ancora di morire giocando, io sono dell'idea di rimandare i "festeggiamenti ufficiali" a data da destinarsi.


E' stato ferito da una mina.. Una mina giocattolo
Quelle che i russi tirano sui nostri villaggi..
Così disse Mubarak, l'infermiere che faceva anche da interprete, avvicinandosi con un catino di acqua e una spugna..
Non ci credo è solo propaganda.. ho pensato osservando Mubarak che tagliava i vestiti e iniziava a lavare il torace del bambino, sfregando energicamente come se stesse strigliando un cavallo..
Guarda..guarda questo è un pezzo di mina giocattolo, l'hanno raccolto sul luogo dell'esplosione..
I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi..

E si mette a disegnare la forma della mina..
Dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro..
Sembra una farfalla più che un pappagallo e adesso posso collocare come in un puzzle il pezzo di plastica che ho in mano..è l'estremità dell'ala..
Vengono già a migliaia, lanciate dagli elicotteri a bassa quota..
Chiedi ad Abdullah l'autista dell'ospedale..
Uno dei bambini di suo fratello ne ha raccolta una l'anno scorso..ha perso due dita ed è rimasto cieco..
Mine giocattolo studiate per mutilare i bambini
E ho dovuto crederci anche se ancora oggi ho difficoltà a capire..
La forma della mina,con le due ali laterali serve a farla volteggiare..
Non cadono a picco quando vengono rilasciate dagli elicotteri si comportano proprio come..i volantini,come i coriandoli..e si sparpagliano qua e la su un territorio molto più vasto, molto più vasto..
Ela mina, la mina non scoppia subito..
spesso non si attiva neppure se la si calpesta..
Funziona per accumulo successivo di pressione..
Bisogna prenderla maneggiarla ripetutamente, schiacciarne le ali..
Chi la raccoglie insomma, può portarsela a casa, mostrarla nel cortile agli amici incuriositi che se la passeranno di mano in mano ci giocheranno, poi esploderà..
E qualcunaltro farà la fine di Halil..
Ho visto troppo spesso bambini che si risvegliano dall'intervento chirurgico..e si ritrovano senza una gamba o senza un braccio.. hanno momenti di disperazione..poi incredibilmente si riprendono.. ma niente è insopportabile per loro come svegliarsi nel buio..

I pappagalli verdi li trascinano nel buio per sempre..


Gino Strada, Pappagalli Verdi, Cronache di un chirurgo di guerra

Questo post aderisce all'iniziativa "il migliore del 2007, per un miglior 2008" promossa dal blog La Penna che Graffia

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29 dicembre 2007

Il genocidio e il Mago di Oz


Non conosco alcuna specie di pianta, uccello o animale che non si sia estinta dopo l'arrivo dell'uomo bianco.

L'uomo bianco considera la vita naturale degli animali come quella del nativo su questo continente: come un fastidio.

Non c'è alcun termine nella nostra lingua con il significato di "fastidio"


Orso in piedi, Lakota (Sioux)

Wounded Knee. Quella che sarebbe stata poi definita come l'ultima grande battaglia fra gli Stati uniti e gli indiani si svolge qui il 29 dicembre 1890. Curiosa la scelta della definizione. Noi siamo soliti immaginare la "Battaglia" come uno scontro armato fra due parti avverse. Gli americani invece ne estendono il significato anche all'uccisione a colpi di mitragliatrice di quasi trecento persone inermi, fra cui anziani, donne e bambini. Una valorosa azione militare che è valsa finanche il riconoscimento della medaglia d'onore, più alto riconoscimento militare da parte della nazione, a 23 soldati del 7° cavalleria che portarono a termine il massacro. Perchè, se vogliamo chiamare le cose con il loro nome, di questo si è trattato: un vero e proprio massacro al quale sono sopravvissuti poco più di 50 sioux rispetto ai 350 accerchiati dall'esercito.

La loro colpa fu quella di aver continuato a danzare un rituale sacro e non violento: la "danza degli spiriti", ghost dance, contravvenendo così all'ordine di smettere.

Solo due settimane prima Toro Seduto era stato ucciso insieme al figlio Zampa di Corvo.

In quei giorni il 7° Cavalleria, sotto il comando del colonnello George A. Forsyth, riuscì ad intercettare e radunare oltre trecento Sioux Teton guidati da capo Grande Piede (la foto di apertura del post ritrae il suo cadavere abbandonato sulla neve).

Vennero disarmati e tenuti sotto tiro per moltissime ore. Erano stanchi e infreddoliti.

Improvvisamente, forse anche per difendersi dalle basse temperature, cominciarono a danzare. Una danza che irritò i soldati a tal punto da puntargli contro le mitragliatrici Hotchkiss, nel tentativo di farli smettere.

L'ordine restò inascoltato. Nella gran confusione che ne seguì venne rinvenuto un fucile nascosto. Forse partì un colpo. Forse.

Le mitragliatrici spararono invece con assoluta certezza.

La carneficina ebbe luogo. I cadaveri vennero abbandonati sulla neve e sepolti in una fossa comune soltanto a primavera inoltrata. Se ne contarono 144, di cui 44 donne e 16 bambini. Un numero che comunque non tiene conto di tutti quelli che sono morti in seguito alle ferite riportate e al freddo non troppo distanti dal luogo del massacro.

Una delle sopravvissute racconta di essere riuscita a fuggire nascondendosi in mezzo ai cespugli. Portò con sé due bambine terrorizzate. Continuavano a piangere, e nonostante la donna provasse disperatamente a chiuder loro la bocca con le mani, il pianto finì per essere udito da un soldato. Senza scendere dal cavallo questi sparò subito alla testa di una bambina. Con calma ricaricò il fucile e poi mirò alla testa dell'altra. Infine fece fuoco sul corpo della donna che, malgrado la grave ferita, si finse morta. Il soldato usò poi il fucile per spiarla sotto i vestiti e finalmente ripartì. La donna riuscì successivamente a salvarsi grazie alle cure di un medico ma, fra gli scampati al massacro, soltanto in pochi ce l'hanno fatta.

Il 3 gennaio 1891, appena cinque giorni dopo quei fatti, sarà pubblicato un editoriale ad Aberdeen (SD) in cui è scritto:

Il primo Pioniere ha dichiarato che la nostra sicurezza dipende solo dal totale sterminio degli Indiani. Dobbiamo cancellare dalla faccia della terra queste creature non addomesticate né addomesticabili”.

Questa apologia del genocidio fu firmata dallo scrittore L. Frank Baum.

La stessa mano che dieci anni dopo ci regalò “Il meraviglioso mago di Oz




Ghost Dance
Robbie Robertson & The Red Road Ensemble

Crow has brought the message
to the children of the sun
for the return of the buffalo
and for a better day to come

You can kill my body
You can damn my soul
for not believing in your god
and some world down below

You don't stand a chance
against my prayers
You don't stand a chance
against my love
They outlawed the Ghost Dance
but we shall live again,
we shall live again

My sister above
She has red paint
She died at Wounded Knee
like a later day saint

You got the big drum in the distance
blackbird in the sky
That's the sound that you hear
when the buffalo cry

You don't stand a chance
against my prayers
You don't stand a chance
against my love
They outlawed the Ghost Dance
but we shall live again,
we shall live again

Crazy Horse was a mystic
He knew the secret of the trance
And Sitting Bull the great apostle
of the Ghost Dance

Come on Comanche
Come on Blackfoot
Come on Shoshone
Come on Cheyenne

We shall live again

Come on Arapaho
Come on Cherokee
Come on Paiute
Come on Sioux

We shall live again

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23 dicembre 2007

La tregua di Natale



Giorno di Natale 1914.

Janet, sorella cara,
sono le due del mattino e la maggior parte degli uomini dormono nelle loro buche, ma io non posso addormentarmi se prima non ti scrivo dei meravigliosi avvenimenti della vigilia di Natale.

In verità, ciò che è avvenuto è quasi una fiaba, e se non l'avessi visto coi miei occhi non ci crederei.


Cominciava così la lettera di un soldato inglese intento a descrivere gli straordinari avvenimenti a cui aveva appena assistito e che ebbero inizio alla vigilia del 25 dicembre 1914.

Si trattò di un vero e proprio miracolo secondo i soldati inglesi e tedeschi che, nel corso della prima guerra mondiale, si fronteggiavano dalle rispettive trincee nella regione di Ypres, in Belgio.

Si trattò di un vero e proprio disastro secondo gli alti comandi di entrambe le parti.

Era scoppiata la Pace. Improvvisamente. Senza alcun preavviso. Una Pace spontanea scaturita dal cuore degli uomini. Non dalle gerarchie militari.

I tedeschi nelle loro trincee avevano addobbato gli alberi con le candeline, alberi di Natale appartenenti ad una tradizione allora sconosciuta agli inglesi, così come i canti natalizi che giungevano da quel fronte. Così fin quando non si sentì intonare la canzone "Stille Nacht", conosciuta in inglese come "Silent Night" (la nostra Astro del ciel). Da quel momento i canti si unirono in un’unica voce. Tutti cantavano la stessa canzone seppure in lingua diversa. Ecco il segnale.

“Uno degli inglesi venne fuori dalla trincea tenendo le mani in alto. In una aveva un berretto pieno di sigarette e tabacco inglesi; strinse le mani ai due tedeschi e augurò loro Merry Christmas. Questi ricambiarono l’augurio. Allora gli inglesi nelle trincee e tutti noi battemmo le mani e gridammo con entusiasmo: Bravi”

Nella terra di nessuno, da entrambe le parti, gli uomini arrivavano di corsa per potersi incontrare, per potersi scambiare gli indirizzi e ogni sorta di souvenir, cioccolato, tè, caffè, alcol, sigarette, carne in scatola. Si racconta perfino di una partita di calcio resa possibile grazie ad alcuni stracci e un po’ di spago messi insieme per fabbricare il pallone. La tregua di Natale consentì inoltre il recupero delle salme dei caduti a cui seguirono le cerimonie di sepoltura, dove i soldati di entrambi gli schieramenti parteciparono uniti nel dolore e nella preghiera.

Tradimento passibile della corte marziale. Così venne definito dai Generali questo atto di pacificazione. Un atto di pacificazione che avrebbe potuto risparmiare la vita a milioni di persone (al momento dell'armistizio, nel 1918, quindici milioni di persone erano state massacrate).

Un atto di pacificazione assai pericoloso. Che come tale doveva essere occultato.

Ci penserà una canzone del 1988 a restituire popolarità ai fatti di quell’incancellabile Natale.

A proposito, buon Natale a tutti voi.


Natale nelle trincee
Testo e musica di John McCutcheon

Il mio nome è Francis Tolliver, vengo da Liverpool.
Due anni fa la guerra mi aspettava dopo la scuola.
Nel Belgio e nelle Fiandre, in Germania e qui
Ho combattuto per il Re e per il paese che amo.
Era Natale nelle trincee, dove il gelo si attanaglia così amaramente,
I campi ghiacciati della Francia erano immobili, nessuna Canzone di Natale venne cantata
Le nostre famiglie in Inghilterra stavano brindando a noi quel giorno
I loro coraggiosi e gloriosi ragazzi così lontani.

Stavo disteso con il mio compagno sul terreno freddo e roccioso
Quando attraverso le fila della battaglia venne un suono strano
Dico io, "Adesso ascoltatemi, ragazzi!" ogni soldato si tese per ascoltare
Mentre la voce di un giovane Tedesco cantava limpidamente.
"Sta cantando maledettamente bene, sai!" mi dice il mio compagno
Subito, una ad una, la voce di ogni Tedesco si unisce alla sua in armonia
I cannoni riposarno in silenzio, le nuvole di gas smisero di addensarsi
Mentre il Natale ci portava una tregua dalla guerra
Non appena ebbero finito e fu passata una pausa di reverenza
"Dio ti salvi, Gentiluomo" gridarono alcuni ragazzi del Kent
Le successive che cantarono furono "Stille Nacht", "Tis Silent Night", dico io
Ed in due lingue una canzone riempiva quel cielo
"C'è qualcuno che sta venendo verso di noi!" gridò la sentinella dal fronte
Tutti gli sguardi erano fissi su una lunga figura che veniva fuori dal loro fianco
La sua truce bandiera, come una stella di Natale, mostrata su quella pianura così luminosa
Mentre lui, coraggiosamente, marciava disarmato nella notte
Subito ad uno ad uno entrambi i lati camminarono nella Terra di Nessuno
Senza né un'arma né una baionetta ci siamo incontrati lì, mano su mano
Abbiamo condiviso del brandy segreto e ci siamo scambiati gli auguri l'un altro
Ci siamo scambiati cioccolate, sigarette, e fotografie delle nostre case
Questi figli e padri lontani dalle loro famiglie
Il giovane Sanders suonò la sua fisamonica e loro avevano un violino
Questa curiosa e improbabile banda di uomini

Presto la luce del giorno irruppe sopra di noi e la Francia fu di nuovo la Francia
Con tristi addii ci preparammo a ritornare in guerra
Ma la domanda che infestò ogni cuore che visse quella meravigliosa notte
"La famiglia di chi ho fissato con i miei occhi?"
Era Natale nelle trincee, dove il gelo si attanaglia così amaramente,
I campi ghiacciati della Francia erano scaldati mentre canzoni di pace venivano cantate
Perché i muri che erano tenuti tra di noi per obbligarci al lavoro della guerra
Erano crollari e spariti per sempre

Il mio nome è Francis Tolliver, vivo a Liverpool
Ogni Natale che giunge dalla Prima Guerra Mondiale, Ho imparato bene la lezione
Che coloro che invocano gli spari non saranno tra i morti e gli invalidi
E alla fine di ogni fucile, siamo sempre gli stessi.




Christmas in the Trenches

My name is Francis Tolliver, I come from Liverpool.
Two years ago the war was waiting for me after school.
To Belgium and to Flanders, to Germany to here
I fought for King and country I love dear.
'Twas Christmas in the trenches, where the frost so bitter hung,
The frozen fields of France were still, no Christmas song was sung
Our families back in England were toasting us that day
Their brave and glorious lads so far away.

I was lying with my messmate on the cold and rocky ground
When across the lines of battle came a most peculiar sound
Says I, "Now listen up, me boys!" each soldier strained to hear
As one young German voice sang out so clear.
"He's singing bloody well, you know!" my partner says to me
Soon, one by one, each German voice joined in harmony
The cannons rested silent, the gas clouds rolled no more
As Christmas brought us respite from the war
As soon as they were finished and a reverent pause was spent
"God Rest Ye Merry, Gentlemen" struck up some lads from Kent
The next they sang was "Stille Nacht." "Tis 'Silent Night'," says I
And in two tongues one song filled up that sky
"There's someone coming toward us!" the front line sentry cried
All sights were fixed on one long figure trudging from their side
His truce flag, like a Christmas star, shown on that plain so bright
As he, bravely, strode unarmed into the night
Soon one by one on either side walked into No Man's Land
With neither gun nor bayonet we met there hand to hand
We shared some secret brandy and we wished each other well
And in a flare-lit soccer game we gave 'em hell
We traded chocolates, cigarettes, and photographs from home
These sons and fathers far away from families of their own
Young Sanders played his squeezebox and they had a violin
This curious and unlikely band of men

Soon daylight stole upon us and France was France once more
With sad farewells we each prepared to settle back to war
But the question haunted every heart that lived that wonderous night
"Whose family have I fixed within my sights?"
'Twas Christmas in the trenches where the frost, so bitter hung
The frozen fields of France were warmed as songs of peace were sung
For the walls they'd kept between us to exact the work of war
Had been crumbled and were gone forevermore

My name is Francis Tolliver, in Liverpool I dwell
Each Christmas come since World War I, I've learned its lessons well
That the ones who call the shots won't be among the dead and lame
And on each end of the rifle we're the same.



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3 dicembre 2007

3 dicembre 2007 - Dieci anni contro le mine



Le mine sono state definite "I Soldati Perfetti": costa pochissimo costruirle e non richiedono manutenzione. Una volta posizionate montano di guardia per sempre, non si lamentano mai, non dormono mai, non hanno bisogno di cibo, acqua, medicine. Ma soprattutto sono infallibili: non mancano mai il loro bersaglio, la loro vittima.
Dal sito web "The perfect soldier"

Festeggiato oggi a Ottawa in forma solenne il X anniversario della firma del Trattato per la messa al bando delle mine antiuomo, noto anche con il nome della città canadese che il 3 dicembre del 1997 ospitò i delegati dei 122 stati che per primi aderirono. Da allora le adesioni sono passate a 156 e dei 39 che ancora non hanno firmato soltanto due stati (Russia e Myanmar) hanno continuato utilizzare le mine a scopo bellico. A non aver aderito sono, tra gli altri, Stati Uniti («Gli Stati Uniti non parteciperanno al trattato perché ciò comporterebbe per noi la rinuncia a un potenziale militare necessario»), Cina, India e Pakistan. Misna

Da allora il numero delle vittime accertate e' calato in tutto il mondo, ma purtroppo il problema è tuttaltro che risolto. Il lento ma progressivo processo di sminamento (nel 2005 sono stati bonificati 350 mila chilometri quadrati) non basta ad evitare le cifre a 4 zeri nel rendiconto annuale delle vittime, e il prezzo più alto come al solito lo pagano i bambini.

Queste armi sono talmente piccole, colorate e dalle forme così bizzarre da risultare irresistibili agli occhi di un bambino. Spesso è anche l'ultima cosa che riescono a vedere. Giocattoli micidiali che pagano chi con una gamba, chi con un braccio, un occhio, spesso entrambi, mentre l'udito è quasi sempre compromesso... e tutto questo quando va bene, già, perchè l’85% dei bambini feriti dalle mine muore prima di riuscire a raggiungere l'ospedale, e in molti casi, i ferimenti avvengono molto lontano da casa, senza che né i genitori né parenti possano sentire le loro urla... figuriamoci noi.

Nel frattempo, negli arsenali di potenze militari come Usa, Russia e Cina rimangano enormi quantità di mine, rispettivamente 10,4 milioni per gli Usa, 26,5 per la Russia e 110 (stimate) per la Cina.

L'Italia invece continua a tagliare le risorse destinate al fondo per lo Sminamento Umanitario istituito con la legge 58 del 2001. Una tendenza non dell’ultima ora, come dimostra il taglio del 50% al fondo negli ultimi tre anni: una politica avviata dal governo Berlusconi ma che non ha visto con il centro-sinistra inversioni di tendenza.

Infine, mentre alcune indagini poco confortanti riferiscono che agli attuali ritmi per sminare completamente l'Afganistan occorrerebbero circa 4.300 anni, giova ricordare che oltre alle mine antiuomo esistono altri strumenti di morte disseminati un po' ovunque nel mondo: vi sarebbero infatti ancora 440 milioni di cluster bomb (bombe che si frammentano in centinaia di altre piccole bombe) pronte ad esplodere nei territori di 24 Paesi nei quali la popolazione civile è costretta consapevolmente ad accedere per necessità.

Le cluster bomb sono una tragica "dimenticanza" del Trattato di Ottawa.

Insomma, 10 anni sono trascorsi, ma fin quando anche un solo bambino rischierà ancora di morire giocando, io sono dell'idea di rimandare i "festeggiamenti ufficiali" a data da destinarsi.



E' stato ferito da una mina.. Una mina giocattolo
Quelle che i russi tirano sui nostri villaggi..
Così disse Mubarak, l'infermiere che faceva anche da interprete, avvicinandosi con un catino di acqua e una spugna..
Non ci credo è solo propaganda.. ho pensato osservando Mubarak che tagliava i vestiti e iniziava a lavare il torace del bambino, sfregando energicamente come se stesse strigliando un cavallo..
Guarda..guarda questo è un pezzo di mina giocattolo, l'hanno raccolto sul luogo dell'esplosione..
I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi..

E si mette a disegnare la forma della mina..
Dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro..
Sembra una farfalla più che un pappagallo e adesso posso collocare come in un puzzle il pezzo di plastica che ho in mano..è l'estremità dell'ala..
Vengono già a migliaia, lanciate dagli elicotteri a bassa quota..
Chiedi ad Abdullah l'autista dell'ospedale..
Uno dei bambini di suo fratello ne ha raccolta una l'anno scorso..ha perso due dita ed è rimasto cieco..
Mine giocattolo studiate per mutilare i bambini
E ho dovuto crederci anche se ancora oggi ho difficoltà a capire..
La forma della mina,con le due ali laterali serve a farla volteggiare..
Non cadono a picco quando vengono rilasciate dagli elicotteri si comportano proprio come..i volantini,come i coriandoli..e si sparpagliano qua e la su un territorio molto più vasto, molto più vasto..
Ela mina, la mina non scoppia subito..
spesso non si attiva neppure se la si calpesta..
Funziona per accumulo successivo di pressione..
Bisogna prenderla maneggiarla ripetutamente, schiacciarne le ali..
Chi la raccoglie insomma, può portarsela a casa, mostrarla nel cortile agli amici incuriositi che se la passeranno di mano in mano ci giocheranno, poi esploderà..
E qualcunaltro farà la fine di Halil..
Ho visto troppo spesso bambini che si risvegliano dall'intervento chirurgico..e si ritrovano senza una gamba o senza un braccio.. hanno momenti di disperazione..poi incredibilmente si riprendono.. ma niente è insopportabile per loro come svegliarsi nel buio..

I pappagalli verdi li trascinano nel buio per sempre..


Gino Strada, Pappagalli Verdi, Cronache di un chirurgo di guerra

29 novembre 2007

Questi imbecilli hanno i pidocchi!



Non sono riuscito a vedere un solo corpo di uomo, donna o bambino a cui non fosse stato tolto lo scalpo, e in molti casi i cadaveri erano mutilati nel modo più orribile. Ho sentito un uomo dire che aveva tagliato gli organi sessuali di una donna e li aveva appesi ad un bastoncino; sentii un altro dire che aveva tagliato le dita di un indiano per impossessarsi degli anelli che aveva sulla mano; ho saputo di un bambino di pochi mesi gettato nella cassetta del fieno di un carro e dopo un lungo tratto di strada abbandonato per terra a morire; ho anche sentito dire che molti uomini hanno tagliato gli organi genitali ad alcune donne e li hanno stesi sulle selle, e li hanno indossati sui loro cappelli, mentre cavalcavano in fila.

Così il tenente dell'esercito degli Stati Uniti James Connor descrisse gli eventi di Sand Creek, in Oklahoma, quando all'alba di quel 29 novembre 1864 alcune truppe della milizia del Colorado, comandate dal colonnello John Chivington, attaccarono un villaggio di Cheyenne e Arapaho e massacrarono senza pietà la popolazione inerme..

"Uccideteli e fate lo scalpo a tutti! Questi imbecilli hanno i pidocchi!"

Così il Colonnello Chivington diede inizio ad una carneficina che non risparmiò donne, anziani e bambini.

Dopo pochi giorni gli uomini delle truppe vennero accolti a Denver come degli eroi. I locali della città si contendevano i reduci affinchè mostrassero al pubblico i loro macabri trofei: lance, frecce, genitali maschili e femminili, scalpi ancora completi di trecce e perfino feti umani.

Nessuno ha mai pagato per tutto questo orrore, seppure sette anni fa, 136 anni dopo il massacro, il Congresso degli Stati Uniti d'America ha voluto presentare scuse ufficiali alla nazione indiana.

Resta anche una canzone dell'indimenticabile De Andrè



Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale.
C'è un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek.
I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì.
A volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek.
Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell'altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l'albero della neve
fiorì di stelle rosse.
Ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek.
Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c'erano cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare.
La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek.
Si son presi i nostri cani sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale.
Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.

27 novembre 2007

Srebrenica, piccola vittoria delle madri delle vittime del massacro



Piccola vittoria delle madri e delle vedove di Srebrenica. Va avanti la loro denuncia contro le Nazioni Unite per responsabilità nel massacro. Il Tribunale Penale Internazionale dell'Aja ha infatti rifiutato la richiesta dei Paesi Bassi di dichiarare irricevibile tale denuncia. fonte: euronews

Il Massacro di Srebrenica è considerato uno dei più sanguinosi stermini di massa avvenuti in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale: secondo fonti ufficiali le vittime del massacro furono circa 7.800, sebbene alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime affermino che furono oltre 10.000.

Durante i fatti di Srebrenica, i 600 caschi blu dell'ONU, le tre compagnie olandesi Dutchbat I, II e III, non intervennero: motivi e circostanze non sono ancora stati del tutto chiariti. fonte: wikipedia

Soltanto un mese fa un gruppo di dodici olandesi, tutti ex caschi blu delle Nazioni Unite, avevano tentato di accedere al memoriale dedicato alle 8mila vittime di quella strage, ma gli è stato impedito da quelle stesse madri, mogli e sorelle che non vogliono e non possono dimenticare l'orrore che 12 anni fa subirono i loro cari senza che i caschi blu muovessero un dito per difenderli.

A Srebrenica non potrà mai esserci pace senza che prima sia fatta giustizia.